di CHIARA CHIEGO –

Carnevale è il periodo della golosità per eccellenza: i dolci fritti sono tantissimi, ricchi di zuccherini colorati, creme e fantasia. Ma tra chiacchiere, castagnole, pettole, purcidduzzi, può una mandorla dolce e profumata, tipica della provincia di Brindisi, essere il ripieno perfetto di una piccola leccornia, che caratterizza il Salento durante il periodo carnevalesco e per San Valentino?
Le mennuli rizzi o mandorle dolci, sono un piatto tipico della tradizione: la loro bontà è documentata già agli inizi del Novecento quando nel 1912, la ricetta del Confetto Riccio dell’amore vinse la medaglia d’oro alla Fiera dei Sapori di Parigi.
Nel periodo carnevalesco non era insolito vedere nelle pasticcerie salentine e nei bar, dei grandi vasi trasparenti ricolmi di mandorle ricce che venivano vendute a peso, per la gioia di grandi e piccini. Più morbide di un confetto tradizionale, la mandorla rigorosamente della varietà Decorizzo – comune nel brindisino e che possiede una pellicina sottile e ruvida, adatta alla preparazione – viene prima tostata, poi dopo aver sciolto lo zucchero viene immersa nello sciroppo utilizzando grandi contenitori di rame. Il contenitore viene fatto poi oscillare lentamente, permettendo allo zucchero di avvolgere le mandorle che scontrandosi tra loro, ottengono la loro tipica superficie arricciata e il colore chiaro. Oggi la maggior parte della produzione delle mandorle ricce è fatta dalle aziende dolciarie, ma a Francavilla Fontana resistono ancora alcuni artigiani che realizzano i dolci seguendo l’antica ricetta.
Nel brindisino le mandorle ricce sono anche protagoniste di una graziosa e romantica tradizione popolare: nei due giovedì che precedono il Carnevale, le mandorle venivano scambiate soprattutto tra le coppie. Il primo giovedì erano le donne a regalare agli uomini della loro vita i piccoli dolciumi – anche parenti ed amici -, mentre il giovedì successivo, toccava agli uomini ricambiare il dolce gesto. Tipiche, quindi, di Francavilla Fontana, oggi le mandorle ricce sono inserite nell’Elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali della provincia di Brindisi, a testimonianza del loro valore non solo gastronomico ma soprattutto storico e culturale.