immagini tratte dal web –
di CHIARA CHIEGO –
Splendidi cavalli finemente bardati, sfilano eleganti con i loro cavalieri dagli abiti riccamente decorati: casacche rosse, pantaloni bianchi, ricami intricati e inusuali copricapi, brillano nel sole del tramonto estivo, tra le bianche case di Ostuni.
Quella della Cavalcata di Sant’Oronzo è una delle tradizioni più antiche e più note che riguardano una festa patronale, in questo caso quella di Ostuni. I festeggiamenti per il Santo Patrono si tengono tradizionalmente dal 25 al 27 agosto. Già il 15 di agosto viene annunciata la festività con la celebrazione dell’Undena che si svolge nella Cattedrale. Per annunciare a tutti la festa, contemporaneamente un trio di musici vaga per le strade ostunesi intonando canti tradizionali anche ispirati alla cavalcata.
Sant’Oronzo, noto per essere il Santo Vescovo Patrono di Lecce, è una figura importante ad Ostuni, in quanto si narra che proprio all’interno di una caverna nei pressi della città bianca, egli abbia trovato rifugio prima di tornare a Lecce, dove avrebbe poi perso la vita.
Il secondo motivo per cui la città è legata a questa figura, è che pare sia stata proprio l’intercessione del Santo a risparmiare il Salento dalla peste nel 1656. Ed è proprio l’anno seguente che si trova la prima traccia scritta della ‘cavalcata’. Non sappiamo con sicurezza quando sia nata l’usanza di portare in giro la statua del Santo con un corteo a cavallo: si pensa che nei primi tempi, si trattasse di un insieme di guardie che nel tempo poi sono state sostituite dai nobili del paese, che riccamente bardati con le proprie insegne, portavano avanti la tradizione.
Infine una fonte del 1923, riporta che dopo i conflitti fra i nobili e il duca Giovanni Zevallos, questi cavalieri partirono da Ostuni rifiutandosi di partecipare alle celebrazioni; ecco che da allora vennero sostituiti con i pellegrini ricoperti con le vistose bardature per ricordare quelle nobiliari.
Da allora ogni 26 di agosto la popolazione e tanti turisti, si riuniscono ancora per ammirare e venerare la splendida statua d’argento che viaggia scortata da una trentina di cavalli (in origine erano 24) con le loro ampie gualdrappe e con la mantiglia rossa trinata di bianco, guidati dai cavalieri con il giubbotto rosso trinato, la fascia ai fianchi, e il chepì rosso con cappuccio cadente che termina con un fiocco.
Una divisa splendente nei ricami, simbolo di una devozione ancora viva e piena di emozione.
