di CHIARA CHIEGO –

“Sta arrivando Paolo!” (o Paoluccio, o Zio Paolo). È un evento canonico che, almeno una volta nella vita, chiunque passi del tempo nel Sud Italia, prima o poi sentirà pronunciare queste parole. Per molte generazioni nel tempo, potrebbero aver perso il loro significato. Tanti potrebbero immaginare che forse sia solo un’esclamazione buffa, un modo di dire senza reale significato, per indicare uno stato ben preciso: il sonno.
Quante nonne avranno detto ai piccoli nipotini che fanno i capricci, “Sta rria Paulu”? E quanti amici si saranno salutati alla fine di una serata insieme con “Mi sta spetta lu Paulinu”?
Più di quanti pensiamo, probabilmente. Questa curiosa frase ha in realtà un’origine ben precisa: il Paolo in questione è infatti una figura nota. Si tratta di San Paolo e delle sue azioni in un episodio descritto negli Atti degli Apostoli.
Il racconto narra che San Paolo, durante i suoi viaggi, si trovò a conversare con alcuni fedeli a Troade. Egli doveva partire il giorno seguente, ma avendo molto di cui discorrere, iniziò a parlare ininterrottamente per ore. Giunse infine la notte, ma nonostante questo, San Paolo continuava con le sue conversazioni. Tra coloro che assistevano a tali discussioni, vi era un giovane di nome Eutico che durante le lunghe ore di conversazione non riuscì a tenere le palpebre aperte, e fu preso da un sonno irresistibile. Purtroppo si trovava su un balcone, e a causa del colpo di sonno, cadde di sotto perdendo così la vita, tra lo sgomento generale. San Paolo però non si scompose, scese in strada, si chinò sul giovane e lo resuscitò. Per poi tornare nell’abitazione continuando a parlare fino all’alba.
Dunque quella dell’arrivo di Paolo, è un’immagine divenuta nel tempo il simbolo di qualcuno preda di un sonno a cui non si può sfuggire, dalla forza incontenibile.
Magari noi non rischieremo di cadere da un balcone, ma sicuramente possiamo continuare ad usare un modo di dire che rende perfettamente l’idea del nostro stato d’animo, o almeno della nostra stanchezza.