di CHIARA CHIEGO –
Intrighi, matrimoni, feudatari arroganti e giovani rivoluzionari: questi sono gli ingredienti di una delle storie più interessanti che si possano scoprire in Salento.
Come in ogni buona storia che si rispetti, bisogna partire da una considerazione: non abbiamo la certezza di cosa sia verità e di cosa sia leggenda. Quello che sappiamo è che sicuramente il popolo salentino non è mai stato avvezzo a sopportare i soprusi. Parliamo del XVII secolo, di contadini sfruttati e figli cadetti che si “mascherano” per lottare contro un terribile principe.
I Mascarani di Presicce è il nome con cui ancora oggi si identificano gli abitanti di questo splendido borgo in provincia di Lecce. Un nome che sin da subito, sembra nascondere qualche storia misteriosa; effettivamente, benché la storia – tramandata oralmente – abbia varie declinazioni, l’elemento che rimane fisso è la ribellione.
La leggenda vuole che dopo la morte del signore di Presicce Filippo Antonio Cito, si sviluppò una faida tra i suoi eredi, per il mancato pagamento di una dote. Questa rivalità, anche sanguinaria, vide la nascita di un movimento di rivoluzionari – un po’ briganti – contro l’erede Bartilotti che deteneva il potere. Questo movimento segreto, accoglieva nelle sue file i figli cadetti delle famiglie più importanti della zona, impoveriti dalle battaglie a cui avevano partecipato e stanchi dei soprusi del feudatario. Questi ribelli, la notte di Carnevale del 1615, trucidarono una guarnigione di soldati spagnoli inviati proprio per contenere le loro azioni. Dopo altri tre anni di lotte, si arrivò ad una tregua che vide il passaggio del potere al figlio Carlo, che in quanto a carattere terribile, sembra superasse anche il padre. La vera proprietaria del feudo, rimase però la madre di Carlo, donna Maria, preoccupata di dare il potere in mano al figlio. Era così detestato dalla popolazione, che nel tempo nacque la leggenda che praticasse anche lo jus primae noctis (la pratica di passare con la sposa la prima notte di nozze, che oggi sappiamo non esser stata
praticata).
Su Carlo abbiamo poche certezze: una è che si fece costruire un baldacchino nella chiesa parrocchiale, perché il sacerdote doveva inchinarsi prima a lui che all’altare, e l’altra è che fu ucciso il 5 novembre del 1655 in maniera violenta. Alcune versioni della storia dicono che fu sparato da un Mascarano con un archibugio, altre dicono fosse una pistola, altre ancora che fu semplicemente accoltellato mentre assisteva ai festeggiamenti della popolazione intorno al falò, per la festa del Santo Patrono sant’Andrea Apostolo. Non sapremo mai come sia realmente andata, anche perché i documenti del processo che seguì la morte del feudatario, sono stati distrutti nei secoli successivi. Di certo rimane solamente il grande orgoglio degli abitanti di Presicce, che non si piegarono mai alle ingiustizie.
