immagine tratta da Geotaras –

di CHIARA CHIEGO –

Vi siete mai chiesti perché le cozze di Taranto sono le più buone del mondo e perché San Cataldo è il patrono della città? Cosa unisce i mitili al santo vescovo?
Da una parte la natura, dall’altra la storia, è il mare il vero filo conduttore delle due questioni: leggenda vuole che il vescovo irlandese Cataldo, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa, si trovasse con la sua nave nei pressi della costa tarantina. Si narra che una tempesta colpì la zona e il vescovo e l’equipaggio dell’imbarcazione, rischiarono il naufragio a causa delle onde alte e impetuose.
Il Santo non si scoraggiò, ma forte della sua fede, si tolse l’anello vescovile e lo lanciò in acqua: ecco che avvenne il miracolo. Il mare si calmò improvvisamente e nel punto in cui si era inabissato il gioiello, comparve una fonte d’acqua dolce. San Cataldo rimase così colpito da Taranto e dai suoi abitanti, che decise di non partire più, e rimanere come vescovo prima, e patrono poi.
I tarantini da allora chiamarono quella zona circolare che si forma sulla superficie del mare, creata dall’incontro dell’acqua dolce con quella salata, l’ “anello di San Cataldo”.
Oggi meno visibile rispetto al passato perché parzialmente ostruito, l’anello non è l’unico presente nel mare tarantino. Sono infatti diversi i fiumi sotterranei che scorrendo nelle rocce carsiche pugliesi, sfociano nelle acque dello Jonio, ed è proprio il microclima creato da questa situazione naturale, a rendere possibile la produzione di un’eccellenza pugliese come quella delle cozze.
Lo sapeva persino Plinio il Vecchio che nei suoi scritti, affermava che a Taranto si trovassero i frutti di mare più buoni del mondo. I tarantini chiamano questi anelli “citri” (dal greco kytros che significa pentola), a sottolineare il fenomeno dell’acqua dolce che, salendo in superficie, ribolle come quella in una pentola sul fuoco.
Un mare ricco e benefico che accoglie i pellegrini in pericolo e che da secoli, sfama intere generazioni con i suoi preziosi frutti.