Foto di Domenico Turrisi –

di CHIARA CHIEGO –

Su un tratto di costa bassa e rocciosa, tra insenature sabbiose e calette dalla natura incontaminata, una costruzione antica e vissuta è stata testimone di sbarchi e rapimenti: Torre Punta Penne a Brindisi.
Situata nell’omonima località a 50 metri dal mare, la costruzione che oggi possiamo ammirare è ciò che rimane di una serie di rifacimenti, avvenuti in epoche differenti. Storicamente sappiamo che la torre esisteva ben prima del 1563, anno in cui ne fu ordinata la ricostruzione. Questo perché la zona, di facile attracco per le imbarcazioni, risultava utilizzata da secoli. Da vari ritrovamenti archeologici di estremo rilievo, avvenuti in mare, oggi sappiamo che l’area era già frequentata dai greci almeno tra il IV e il II secolo d.C.
Nonostante la sua presenza, gli sbarchi dei pirati turchi non furono scoraggiati: nel 1676 sbarcarono due galere turche che saccheggiarono le masserie vicine. Nello stesso anno, un’altra galera turca attraccò nella zona fra Torre Penne e Torre Testa: in questo caso i pirati rapirono e schiavizzarono 12 persone residenti nelle masserie, strappandoli alle loro famiglie.
Nell’800 alla sua funzione di avvistamento, le fu affiancata quella di faro, con una costruzione poi rimossa nel secolo successivo; rimangono solo alcune foto a testimonianza dell’esistenza del piccolo faro bianco. La Guardia di Finanza che ne ebbe la gestione durante la Seconda Guerra Mondiale, rimosse parti della struttura e la rimaneggiò, abbassandola di fatto. Nei pressi della torre fu costruita anche una batteria militare e una polveriera, ancora visibili.
La struttura della torre era originariamente quella di una “torre tipica del Regno”, con base quadrata e forma troncopiramidale; oggi rimangono due piani con due stanze ciascuno, una scala esterna più tarda, che sostituisce quella mobile antica e porta al primo piano. In stato di abbandono, un pannello informativo installato dal Gruppo Archeologico Brindisino ne racconta le vicende e l’importanza storica.
Apprezzati per la bellezza paesaggistica, la costa e gli ambienti vicini meriterebbero di essere noti e curati per poter sopravvivere ai secoli a venire.