Immagine tratta dal web –
di CHIARA CHIEGO –
Ci sono storie fatte di colori, passioni e un pizzico di ironia, spesso nate più dalla tradizione che da una vera base storica. È ben nota nel Sud Italia la produzione tradizionale di ceramiche antropomorfe, riccamente decorate e dall’uso secolare: basti pensare ai “mori” di Sicilia e alla leggenda dei due sfortunati innamorati e del vaso di basilico.
Ma non tutte le leggende sono nate da un fatto tragico: tra “pumi” eleganti, piatti e brocche decorati con galli e frutti, nella produzione delle ceramiche di Grottaglie, risaltano senza dubbio le “pupe”. Nate come fiaschi di vino, oggi la loro iconografia è utilizzata per bottiglie, brocche, vasi e lampade.
La pupa di Grottaglie non è altro che un vaso dal volto di un uomo baffuto, che indossa vestiti femminili sontuosi e decori barocchi. Nonostante esista il detto “donna barbuta (o baffuta) sempre piaciuta”, non siamo di fronte a una figura femminile, ma a un uomo travestito da fanciulla.
La leggenda vuole che un vignaiolo originario di Martina Franca, decise di sposare una bellissima giovane di Grottaglie. Secondo i racconti, nel paese vigeva la regola dello ius primae noctis, che avrebbe obbligato la novella sposa, a passare la prima notte di nozze con il feudatario locale. Lo sposo, che voleva sottrarre l’amata da questo destino infelice, decise allora di sostituirsi a lei: si procurò abiti sontuosi e ricchi di ricami, mise un copricapo e si diresse al palazzo del feudatario, sicuro di poterlo ingannare. Ma aveva fatto un grave errore: aveva dimenticato di radersi i grossi baffi scuri! Ben presto l’inganno venne a galla e il vignaiolo fu messo a processo: tra l’ira e lo scherno, il feudatario decise che per punizione, l’uomo gli avrebbe dovuto consegnare dell’ottimo vino contenuto in fiaschi di ceramica che riportassero le buffe fattezze dell’ingegnoso innamorato. E così fu: il vignaiolo si recò da tutti gli artigiani di Grottaglie e si fece realizzare ben 700 di questi manufatti, consegnando il prezioso vino, ed avendo così salva la vita e la sposa.
Da allora la produzione di queste buffe maschere non si è mai interrotta, nonostante sia palese l’incongruenza della storia: è ormai noto che lo ius primae noctis di origine medievale, sia una leggenda, un falso storico narrato più come stereotipo del periodo che per descrivere una vera pratica. Nonostante le origini di questi volti rimangano avvolte nel mistero, è innegabile il fascino che questi sortiscono ancora oggi soprattutto fra i turisti che oltre ad acquistare un articolo artigianale di qualità, entrano in una storia originale, fatta di personaggi che non si arrendono alle avversità, ma fanno della forza di spirito la loro bandiera.
