di CHIARA CHIEGO –
Una piccola torre che si specchia direttamente nelle acque dell’Adriatico, sferzata dai forti venti di tramontana e colpita dagli schizzi delle onde; intorno vi si trova una natura viva, mozzafiato, fatta di dune, sabbia finissima e macchia mediterranea a perdita d’occhio.
Questo è il paesaggio che alcuni fortunati potevano osservare una volta raggiunta Torre Veneri (o Venneri) a Frigole. Dai documenti risulta che una torre d’avvistamento antisaracena fosse stata commissionata già a partire dal 1582, ma che nel 1608 la sua costruzione non fosse ancora stata conclusa. Nella cartografia del XVII secolo poi, compare col nome di “Torre di Manasca”. Comunicante con Torre San Cataldo – che oggi non esiste più – e Torre Chianca, la piccola torre a base quadrata risulta diversa da quelle tipiche del Regno, ma è più simile alle Torri dello Stato della Chiesa che sono integrate nelle masserie salentine. Nonostante questo, ha adempiuto al suo impegno di vedetta del mare mandando segnali di fumo di giorno e accendendo fuochi di notte per essere ben visibile.
Purtroppo gli agenti atmosferici non hanno risparmiato questo antico testimone del tempo, e l’erosione l’ha ridotto ormai ad un rudere bagnato dalle acque cristalline del mare. Non sappiamo fino a quando la torre sia stata utilizzata nel suo scopo primario, ma sono ancora visibili gli ambienti originali. È presente ancora la porta originale a cui si accedeva tramite un ponte levatoio che ormai non esiste più, mentre al piano terra vi era una cisterna, e al primo piano s’incontravano una stanza con volte a crociera e un camino.
La zona in cui è eretta la torre nel XX secolo è entrata a fare parte di un poligono di tiro militare appartenente all’Esercito Italiano, per questo non è accessibile liberamente. La speranza è che nel futuro venga messo in atto un piano per restaurare la costruzione e proteggere il ricco ecosistema circostante.
