di EMANUELA BOCCASSINI –
Ci sono luoghi che ti restano addosso in modo indelebile, quelli di cui senti il richiamo anche a distanza di anni. Luoghi che continui a chiamare “casa” e nei quali desideri sempre ritornare perché avverti un profondo senso di appartenenza. Partire per cercare la propria strada non significa necessariamente rimanere lontani tutta la vita: una città straniera può offrirti occasioni fondamentali, aiutarti a raggiungere la stabilità ed esaudire i tuoi desideri, senza per questo essere il posto del “per sempre”.
Partire per poi tornare. Questo è ciò che è accaduto ad Adriana.
Nata e cresciuta a Lecce, a diciotto anni si trasferisce a Perugia per frequentare l’università. Una volta laureata, rientra nel Salento in cerca di un’opportunità lavorativa. Dopo un anno di tirocinio gratuito presso uno degli studi commercialisti più quotati della città, comprende però che per lei non ci sono prospettive di crescita reale. Così, quando d’estate un amico le propone di trasferirsi a Ginevra, sceglie di cogliere la sfida.
Ed è lì, nella città svizzera, che Adriana costruisce gran parte della sua vita adulta. Arrivata poco più che ventenne, trova un lavoro, si innamora, dà alla luce le sue tre figlie, stringe profondi legami d’amicizia che custodisce tuttora e impara una lingua che inizialmente le è del tutto estranea. Eppure, nonostante abbia vissuto a Ginevra più anni di quanti ne abbia trascorsi a Lecce, il suo cuore rimane salentino. È proprio il distacco, forse, a permetterle di guardare la sua terra d’origine con occhi differenti: più maturi, più aperti, capaci di cogliere sfumature che altrimenti le sarebbero sfuggite.
L’inizio a Ginevra non è semplice. Si ritrova in una realtà sconosciuta, senza padroneggiare la lingua, in casa con un amico che lavora fino a tarda sera e senza una vera rete d’appoggio La solitudine e lo sconforto si mescolavano al desiderio di dimostrare a se stessa di potercela fare. Ma nel momento in cui pensa di rinunciare e tornare indietro, Adriana tira fuori la sua resilienza: si rimbocca le maniche, inizia a studiare con tenacia il francese e comincia a dare una mano nello studio dell’amico – diventato poi il compagno della sua vita –, fino a integrarsi completamente nell’attività di famiglia del marito.
La svolta emotiva arriva un mattino qualunque. Svegliandosi e accendendo la radio, si accorge d’improvviso che capisce ogni singola parola. Con la padronanza della lingua e con l’ingresso delle figlie a scuola, la città si dischiude: Ginevra smette di essere un luogo estraneo e diventa uno spazio in cui vivere, interagire e crescere.
Pur non ignorandone i limiti – l’austerità, i ritmi frenetici, il costo della vita e i cieli spesso grigi –, Adriana ne coglie gli straordinari punti di forza: un ambiente cosmopolita e stimolante, in cui le sue figlie possono apprendere l’italiano a casa, il francese, l’inglese e il tedesco a scuola; una macchina urbana perfetta; la vicinanza alle montagne, al lago e al confine italiano. In una città popolata da persone arrivate da ogni angolo del mondo, spesso prive di punti di riferimento familiari, nasce spontaneamente una rete solidale tra mamme: un mutuo soccorso fatto di aiuti quotidiani e amicizie sincere.
Ginevra è una tappa fondamentale, un luogo di opportunità e formazione che rifarebbe passo dopo passo. Tuttavia, quando immagina il suo futuro e gli anni della pensione, lo sguardo di Adriana torna dritto al Salento.
«Ginevra mi ha regalato degli anni meravigliosi, ho costruito la mia famiglia, la mia carriera, la mia rete di amicizie preziose, ma Lecce è la città del mio cuore, la città dove desidero invecchiare e ritrovare i miei vecchi affetti», racconta. Una terra che oggi sta riscoprendo da “turista per caso”, ma con una consapevolezza del tutto nuova. Ripartendo dalle sue radici, ha scelto di ricreare il suo “nido” in una casa di famiglia con la quale esiste un legame profondo, pur non essendo la casa dell’infanzia, piena di ricordi, anche dolorosi, soprattutto legati alla perdita dei genitori. Un luogo speciale, circondato dall’affetto di zii e cugini, trasformato oggi in un focolare sereno dove potrà scrivere una storia nuova, senza avere la presenza costante di memorie tristi.
Da quando abita quel nido, Adriana vive Lecce in modo del tutto inedito. Attraverso il centro storico va alla scoperta di un ritmo sconosciuto: camminare, andare in bicicletta, osservare gli scorci dell’architettura barocca, assaporare attimi di calma profonda e visitare angoli del Salento che prima non aveva mai esplorato.
Vivere a lungo lontano le ha insegnato a non dare più nulla per scontato: la gentilezza spontanea in un negozio, un sorriso scambiato per strada, il calore delle piccole attenzioni quotidiane o il piacere insostituibile di fermarsi a chiacchierare degustando un pasticciotto e un rustico.
È forse questo il paradosso più bello del partire: a volte bisogna allontanarsi per imparare a guardare davvero il luogo in cui si desidera tornare. Per riconoscere il posto in cui ricreare le tradizioni, riunire i figli e la famiglia intorno alla stessa tavola, trascorrere insieme il Natale, e, forse, ritrovare finalmente se stessi.