di CHIARA CHIEGO –
Che la saggezza popolare sia racchiusa nei detti e nei modi di dire, è cosa ormai certa. Che i detti popolari derivino da storie di vita vissuta invece, non è sempre sicuro, ma certamente sono un modo per ricomporre e comprendere quel mondo sfaccettato e antico che è la cultura contadina.
“Li fai te la prima mujeri” (le fave della prima moglie), è un modo di dire popolare utilizzato sia per indicare un sentimento di nostalgia – per alcuni – o quasi sempre dispregiativo, per altri. Viene utilizzato quando si sbaglia nel fare qualcosa, o quando la riuscita di un evento, non è esattamente quella che ci si era immaginati.
Il detto, molto diffuso nel tarantino, sembra derivare da una storiella popolare che mette in evidenza proprio questi due sentimenti: un contadino, instancabile lavoratore, aveva una predilezione per le fave. Obbligava la moglie a cucinarle tutte le sere, in modo da avere sempre il piatto fumante in tavola quando ritornava dai campi.
Con “piatto di fave” in questo caso, ci si riferisce alle fave bianche, quelle secche che poi vengono cucinate fino a diventare una densa purea, condita di solito con olio d’oliva e accompagnata da verdure, ortaggi o baccalà.
Purtroppo però il fato non fu benevolo con il contadino e la sua compagna: la giovane donna infatti si ammalò, e morì, lasciando il contadino solo e senza fave.
Dopo qualche tempo, all’uomo fu presentata una giovane molto virtuosa e nota per essere una bravissima cuoca; i due in breve tempo si sposarono e il contadino chiese alla nuova moglie di cucinare ogni sera un piatto di fave. La giovane non se lo fece ripetere, e al ritorno del marito, il piatto fumante era sul tavolo. L’uomo mangiò con gusto, ma quando la neo sposa gli chiese se avesse gradito il pasto, egli rispose che le sue fave erano buone, ma non come quelle cucinate dalla prima moglie.
La scena si ripeté tante altre volte: per quanto la moglie si impegnasse, non riusciva mai a superare il nostalgico sapore delle fave cucinate dalla prima moglie. Il ricordo della defunta aleggiava nella casa come uno spettro, e il marito la rimpiangeva ad ogni pasto.
Un giorno, presa da altre faccende, si dimenticò le fave sul fuoco e queste si bruciacchiarono attaccandosi sul fondo della pignatta: rimestate alla bene meglio, cercò di recuperarle e le servì al marito. Appena le assaggiò, l’uomo fece i salti di gioia: era proprio il gusto delle fave cucinate dalla moglie defunta!
La morale di questa piccola storiella, che strappa anche un sorriso, forse ci ricorda come non sempre le cose che amiamo sono perfette, e che la nostalgia può colorare di rosa i nostri ricordi e rendere un piatto di fave bruciate, il più delizioso dei manicaretti.
