immagine tratta dal web ( cortedelsalento.net)

di CHIARA CHIEGO –

Le leggende sono affascinanti perché spesso non abbiamo idea di quando o del perché siano nate. A volte vogliono tramandare un insegnamento, in altre mettere in guardia dai problemi della vita. In alcuni casi poi sono semplicemente il mezzo per spiegare toponimi e ricordare accadimenti popolari.
Il Salento conserva una buona quantità di storie e leggende soprattutto legate ai vari luoghi più o meno famosi, così tante che spesso quando ascoltiamo una storia, ci dimentichiamo di chiedere da dove provenga.
Una delle storie più apprezzate, è senza dubbio quella della Sirena Leucasia, utilizzata per spiegare l’origine di Santa Maria di Leuca. La tragica leggenda narra che la splendida sirena Leucasia, si fosse innamorata di un pastore chiamato Melisso. Egli però non la ricambiava, in quanto perdutamente innamorato di Aristula, una giovane del luogo. La sirena irata per essere stata respinta, scatenò una tremenda mareggiata che portò al largo i due giovani innamorati, affogandoli. Si narra poi che la dea Minerva, il cui tempio si trovava proprio sul promontorio, si impietosì alla vista della sorte toccata ai due innamorati, e decise di trasformare i due ragazzi nei promontori di Punta Aristula e Punta Meliso. E l’infelice sirena invece si pietrificò consumata dal senso di colpa, trasformandosi in una bianca scogliera. Questa drammatica storia, molto amata dai turisti, ha una particolarità: sappiamo perfettamente quale sia la sua origine. Infatti questo racconto è presente nell’opera dello scrittore Carlo Stasi ‘Leucasia’ pubblicata per la prima volta nel 1992. Alquanto recente per essere una leggenda popolare così nota.
In realtà, sul mito di Leucasia, l’autore ha ripreso un ‘collega’ venuto molto prima di lui: Licofronte nel suo poema ‘Alessandria’ citava il destino di Leucasia, che sarebbe stata una delle sirene sconfitte da Ulisse, che avrebbe viaggiato fino a fondare una città come Partenope, dalla cui tomba nacque Napoli.
Non sorprende sapere che la zona era abitata sin dall’epoca del bronzo, ed è sempre stata importante dal punto di vista marittimo; i romani poi utilizzarono l’espressione ‘finibus terrae’, per indicare la punta più estrema del promontorio.
Oltre a Leuca, anche la parte cristiana del nome della nota località salentina, nasconde una leggenda: si narra infatti che dove si trova oggi il Santuario, in antichità si trovasse un tempio dedicato alla dea Minerva. La caduta in disgrazia del tempio pare sia da attribuire a San Pietro, che giunto dall’oriente, sbarcò in quel luogo. Sono diversi i posti in zona che tramandano il passaggio del Santo, dalle masserie che conservano la pietra su cui si sedette, ai pozzi nei quali è possibile ascoltare la sua voce. Infine nel 343, si deve alla Madonna il miracolo di aver salvato un gruppo di pescatori dai pericoli del mare. Da allora il culto crebbe enormemente, e sono tanti i pellegrini che si sono fermati al Santuario per chiedere l’intervento divino proprio nel luogo dove la terra finisce.