di CHIARA CHIEGO –

Una voce che ha fatto più volte il giro del mondo, appartenuta a uno dei cantanti salentini più noti di ogni tempo: Raffaele Attilio Amedeo Schipa, detto Tito.

Attivo agli inizi del ‘900, venne definito da molti come “il maggior tenore di grazia della storia dell’opera”. Quando il 3 gennaio del 1966 si celebrò il suo solenne funerale a Lecce, nessuno si aspettava che il feretro fosse accolto da una folla così adorante. Un lunghissimo corteo di circa due chilometri che si snodò per le vie della città vecchia, con le persone assiepate tra balconi barocchi e umili finestre.

Tito Schipa nacque a Lecce alla fine del 1888 da una famiglia di origini arbereshe. Sin da bambino, fu chiaro il suo talento per il canto che ben presto lo portò a studiare composizione musicale in seminario, e poi a Milano. Il primo vero grande trionfo avvenne a Napoli nel 1914, dove con una Tosca leggendaria, si impose definitivamente al grande pubblico. Ed è proprio qui che inizia il suo viaggio.

Il successo lo portò subito in Spagna, e da bravo viaggiatore, parlò quattro lingue e ne cantò ben undici, compreso l’aborigeno australiano. Nel 1919 arrivò negli Stati Uniti, debuttando trionfalmente alla Civic Opera di Chicago con il Rigoletto. Il tenore rimase quì stabile per quindici anni, poi passò al Metropolitan di New York, divenendo uno tra i più noti e pagati cantanti dell’epoca.

Fece tante esperienze artistiche, mondane e sociali sempre diverse e a volte, anche rischiose. Progettò di scrivere un’opera-jazz, diventò attore di film musicals, si compromise con i gangster di Al Capone, collezionò onorificenze, passò da un’avventura sentimentale all’altra distruggendo il suo matrimonio, e guadagnò cifre incredibili che non esitò a sperperare. La seconda guerra mondiale e la sua relazione sentimentale con l’attrice Caterina Boratto, lo portarono troppo vicino al regime fascista, divenendo indesiderato allo stato americano.

Fece una grande opera di autocritica, ripartendo negli anni ’40 per un’altra lunga fetta di carriera in giro per il mondo. Nel 1944 conobbe l’attrice Teresa Borgna, in arte Diana Prandi, che sposò nel 1947 e da cui ebbe Tito Jr. Nel 1957 presenziò a un festival a Mosca, cosa che gli conquistò i sospetti dei servizi segreti italiani. Tra accuse politiche e problemi finanziari, fondò una scuola di canto a New York, ed è lì che lo colse la morte il 16 Dicembre 1965. Oggi, ogni giorno, la sua voce si spande da Piazza Sant’Oronzo per le vie del centro storico leccese, avvisando puntualmente l’arrivo del mezzogiorno.

Schipa è stato un vero divo: una carriera incredibile per lunghezza, varietà e glamour. Ultimo viaggio, quello verso il cimitero monumentale di Lecce dove ora riposa. Sulla sua tomba uno spartito musicale e un usignolo in ferro battuto, a ricordare la leggerezza di un artista che con le sue luci e le sue ombre, ha volato alto sulle note della musica.