di ANNA MAZZOTTA –

Nel mese di gennaio non si può non parlare di un evento molto importante per la provincia di Lecce e non solo: la festa di Sant’Antonio Abate, molto sentita in particolare a Novoli, un paese del Nord Salento. Un evento che unisce storia, leggende, tradizioni, folklore e devozione, in un mix dal risultato unico. 

Ma chi era Sant’Antonio Abate? Pare che fosse un ereditiere egiziano vissuto nel III secolo dopo Cristo, appartenente a una benestante famiglia cristiana, che decise di donare tutto ciò che possedeva ai poveri e vivere nel deserto in miseria. Il santo molto spesso veniva perseguitato da visioni demoniache che lo minacciavano ma che riusciva a sconfiggere grazie alla sua fede. Intorno a lui si riunirono altri uomini desiderosi di seguire il suo esempio e che diedero vita, così, a una comunità di eremiti, con cui il santo visse fino alla sua morte, avvenuta all’età di ben 105 anni. Invocato spesso in passato contro la peste insieme a San Sebastiano e San Rocco, egli è considerato soprattutto il protettore degli animali: non a caso, ogni anno in occasione della sua festa, i fedeli portano a benedire gli animali sia tenuti in casa che allevati nelle campagne. Questa usanza è nata in epoca medievale, quando i monaci antoniani crescevano maiali che venivano donati loro dai contadini, usati poi per nutrire i poveri, ma anche per creare sostanze medicamentose. Sant’Antonio divenne così prima il patrono dei maiali e poi di tutti gli animali.

Secondo la tradizione popolare, la notte del 17 gennaio gli animali acquisivano la facoltà di parlare e per questo motivo la gente si manteneva lontana da loro: sentirli pronunciare parola non era considerato di buon auspicio. Il maiale ricorre, poi, molto spesso nell’iconografia di Sant’Antonio Abate, raffigurato o ai suoi piedi o tenuto in braccio. A tal proposito, ci sono diverse leggende che ne spiegano il motivo.

La prima racconta che una scrofa portò al santo un porcellino malato, che fu guarito con il segno della croce e che da quel momento divenne per lui un compagno inseparabile. Un’altra leggenda narra che Sant’Antonio Abate scese all’inferno per affrontare Satana e salvare alcune anime e, per distrarre gli altri demoni, mandò un maialino con una campanella legata al collo a seminare scompiglio, approfittandone allo stesso tempo per rubare il fuoco infernale e farne dono agli uomini. Questa leggenda lega Sant’Antonio a tradizioni precristiane e a figure mitiche come Prometeo, a cui erano consacrati proprio cinghiali e maiali. Non a caso il fuoco è un altro dei simboli legati al santo, chiamato, proprio per questo, anche “Sant’Antonio del fuoco”. Da qui la forte usanza di accendere i falò la notte del 17 gennaio, con lo scopo, inoltre, di bruciare il male dei mesi passati e abbracciare l’anno nuovo con energia positiva.

È ciò che accade, come già accennato, a Novoli di cui questo santo è patrono. La sua Fòcara è la più grande del Mediterraneo ed è ormai diventata un evento di grande importanza culturale, con un’ incisiva risonanza mediatica. La festa dei novolesi si svolge dal 16 al 18 gennaio e prevede la costruzione di un enorme catasta di legna che oltrepassa i 25 metri di altezza e composta da almeno 100.000 fascine, accesa poi con “l’intorciata”, una lunga quanto suggestiva processione, al seguito della statua del santo, nel paese. Negli anni quaranta del secolo scorso a Novoli c’era anche la tradizione de lu ntunieddhru – diminutivo del nome “Antonio” nel dialetto salentino – che consisteva nell’acquisto di un maialino, con il simbolo del fuoco al collo, da parte di un devoto al santo patrono, che veniva poi portato in giro per le vie del paese per permettere ai cittadini di accudirlo in qualche modo, per poi essere dato come premio attraverso un’estrazione a sorte durante la festa.

A Novoli l’accensione della Fòcara avviene il 16 gennaio, in modo che possa continuare a bruciare per i giorni consecutivi, tra meravigliosi fuochi d’artificio e musica coinvolgente, suscitando una grande emozione non solo nei novolesi, ma anche in tutti gli abitanti dei paesi vicini e lontani che accorrono ogni anno per vedere uno degli spettacoli più impressionati del Salento.